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domenica 7 ottobre 2007

Benedetto XVI beatificherà 500 franchisti.

(L'Unità) La chiesa spagnola ha nostalgia del fascismo, e il Vaticano le dà corda, accogliendo la decisione di beatificare quasi 500 fascisti spagnoli. Sono religiosi e laici che secondo i vescovi sono stati perseguitati durante la Repubblica e che vengono ora beatificati per rispondere ai tentativi del governo Zapatero di rifare i conti con il passato spagnolo. È una vera e propria battaglia a colpi di memoria, quella tra il Governo e la Chiesa spagnola. Da una lato, quindi, l’esecutivo guidato da Zapatero che si prepara a varare una legge in cui il franchismo venga finalmente condannato e in cui si dichiari l’illegittimità di ogni suo “strascico”, come ad esempio le sentenze emesse dai tribunali duranti il regime. Dall’altra invece la Chiesa spagnola che si prepara al 28 ottobre data in cui ha deciso di beatificare 498, tra religiosi e civili, «martiri della Repubblica». Racconta la vicenda El Pais, quotidiano progressista iberico.

Tra venti giorni, dunque, papa Benedetto XVI celebrerà la funzione in piazza San Pietro: mai prima d’ora si era verificata una beatificazione così numerosa, e il numero dei beati potrebbe anche salire. La Conferenza episcopale spagnola calcola che il numero di religiosi e laici, che sarebbero stati perseguitati e uccisi durante la guerra civile (1936-1939) che portò alla fine della Repubblica e all’avvento della dittatura del generale Francisco Franco, potrebbe oscillare tra i duemila e i diecimila. Numerosissimo anche il pubblico di pellegrini che la Chiesa prevede parteciperà alla funzione. «Piazza San Pietro – dicono dalla Cei iberica – non sembrerà vuota. Sarà una grande festa, perché grande è la pagina di storia che rappresenta». Non c’è dubbio.

«Nessuna megalomania» ribadiscono dal Vaticano, ma una risposta alla legge sulla Memoria Storica voluta dal governo. Il portavoce dei vescovi spagnoli, Martínez Camino, ci tiene a sottolineare la «persecuzione religiosa durante la Repubblica» subita dai futuri beati: «Non un caso isolato – insiste Camino – ma rientra nella grande persecuzione subita nel corso del XX secolo in Europa dai cristiani di tutte le confessioni». La cerimonia a Roma, conclude il portavoce «aiuterà l’opinione pubblica italiana conoscere una pagina incompresa della storia della Chiesa spagnola».

L’iniziativa dei vescovi iberici, è un nuovo capitolo della «memoria è rimasta in frigorifero» come l’ha definita su Le Monde Diplomatique lo scrittore Josè Manuel Fajardo: la democrazia spagnola rinata con la fine del franchismo «per evitare atti di violenza e di vendetta» avrebbe scartato «qualsiasi ipotesi di messa sotto accusa di coloro che avevano partecipato alla dittatura e ai suoi crimini». In questo senso, la legge sulla memoria servirà a «ridare dignità alle vittime tramite iniziative come la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l'esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni». Ma sta scatenando accese polemiche nella politica spagnola: per la sinistra è troppo timida, mentre la destra continua a boicottarla.

Il vero problema è la Chiesa cattolica e ... viceversa .

(Silvio Pergameno - Agenzia Radicale) Se si leggono i giornali, le riviste e i libri e se si seguono i media, il coro è unanime: il grande problema dell'Italia sarebbe il comunismo: lo dicono tutti, lo dicono (o lo lasciano capire) i riformisti, lo dice Berlusconi...e, certo, se si guarda agli equilibri immediati sembra che sia proprio così. I riformisti viaggerebbero tanto bene se non ci fossero i comunisti (anche perché Berlusconi non potrebbe più agitare lo spettro del comunismo) ma anche a destra, al di là delle polemiche spicciole, senza i comunisti tante cose nella sostanza sarebbero più facili.
Pure, scendendo a livelli meno immediati, il vero problema dell'Italia, alla lunga, non sono i comunisti: il vero problema è la Chiesa cattolica. E viceversa. Perché anche per la Chiesa cattolica il vero problema è l'Italia. Vorrei fosse chiaro che non muovo da motivi aprioristicamente polemici nei confronti della Chiesa cattolica, nella quale non solo vanno rintracciati motivi fondamentali della cultura, anche politica, italiana ma alla quale va riconosciuto il fatto di aver compiuto con il Concilio Vaticano 2° e con il pontificato di Giovanni Paolo II grandi cambiamenti e che con Benedetto XVI si pone sul terreno del confronto nella società civile (e politica), compensando questa dislocazione formale (ma la forma quanto è rilevante!) con l'accentuazione dei forti legami con la tradizione e con la propria storia.

Un po' il contrario della interpretazione terzomondista del concilio propria della c.d. teologia della liberazione, ma anche perchè il Papa parla per tutti i cattolici e tra cattolici e cattolici ci sono differenze enormi, dalle personificazioni animistiche di tanti fedeli latinoamericani o africani a Maritain o Bernanos. Il vero problema delle democrazia italiana è la Chiesa cattolica, perché se è vero che la democrazia moderna non è concepibile se non sull'innesto della tradizione cristiana è d'altra parte altrettanto vero che la versione liberale della democrazia europea (o euroamericana) scaturisce dalla riforma protestante. E la Chiesa cattolica forse non è pronta a fare i conti con la riforma. E non a caso il contatto con gli altri cristiani è stato cercato più verso il mondo degli ortodossi greco scismatici che verso luterani e calvinisti e metodisti e anglicani...più verso Mosca o Costantinopoli che verso Londra o Ginevra.

A ben vedere i principi base della cultura della sinistra hanno un fondamento cattolico: la pace, l'egalitarismo, l'attenzione finalizzata sui deboli, l'anticapitalismo, la concezione moralistica dell'economia. Giorni fa, dico così esemplificando, Emanuele Severino lamentava che Benedetto XVI accettasse il profitto solo se giusto. Ma nel liberalismo economico il profitto è lo strumento di orientamento degli investimenti, perchè si dirigano verso i settori più proficui e, instaurandovi una sempre maggiore concorrenza attraverso l'aumento dell'offerta portino alla riduzione dei prezzi, il che poi non è altro che un aspetto particolare dell'insistenza sulla responsabilità (cioè il farsi carico delle conseguenze di quel che si dice o si fa o, in altre parole, la condanna dell'ideologia e delle prese di posizione astratte). La Chiesa è allora di sinistra? O non si deve piuttosto pensare che sia la sinistra a non essere progressista...? Ma se in Italia chiedessimo a tutti gli italiani se il profitto debba essere giusto, credo che la percentuale di quelli che risponderebbero che il profitto è...il profitto, e in sé non è né giusto né ingiusto, sarebbe infinitesimale, e che solo pochi condividerebbero il giudizio che il profilo diventa ingiusto quando usa del potere politico per eliminare la concorrenza, cioè per impedire o quanto meno scoraggiare il movimento dei capitali. Allora Luigi Einaudi o Ernesto Rossi liberisti...

Per l'Italia il problema è la Chiesa cattolica perché senza i cattolici non si costruisce una democrazia liberale consistente. E' un passaggio difficile, ma va discusso. E per la Chiesa Cattolica il problema è l'Italia perché senza l'Italia, con la quale esistono un interscambio culturale e una presenza fisica articolata in due millenni, la Chiesa cosa sarebbe altrove? Ma dall'Italia viene una spinta verso la Chiesa a fare i conti con la democrazia liberale? Ma forse in Italia più che alto si mira a dirottare dalla propria parte il mondo cattolico tirandolo per le maniche della giacchetta.