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venerdì 26 ottobre 2007

La Chiesa e "Repubblica": La difesa d'uficio di "Avvenire".

Speciale Soldi alla Chiesa, verità e bugie
Spargere veleni sul rapporto tra Chiesa e società. Con argomentazioni sbrigative e grossolane che cercano di mettere in cattiva luce l'impegno dei sacerdoti, l'uso dell'otto per mille, perfino l'insegnamento della religione cattolica. Il quotidiano romano «Repubblica», dai primi di ottobre a oggi, ha cercato con un'inchiesta sviluppata su varie puntate (e da ultimo - per ora - con l'intervento del suo direttore, Ezio Mauro) di screditare la Chiesa. Innumerevoli gli svarioni, le cantonate, le imprecisioni. Qui di seguito trovate una raccolta degli articoli con cui «Avvenire» ha risposto a questi attacchi. Cercando di ragionare sulla realtà dei fatti. p
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Dopo il fondo di «Repubblica» (26 ottobre 2007)
Democrazia, soprattutto

Il direttore di Repubblica, collega che stimo, non è piaciuto l’intervento del segretario di Stato vaticano. «Finiamola», aveva esortato il cardinal Tarcisio Bertone. «Come si permette di darci ordini?» ...

di Dino Boffo

Scuola e bugie (25 ottobre 2007)
Ora di religione, attacco fuori bersaglio

L’insegnamento della religione cattolica (Irc) non serve a nulla, se non a rimpinguare la Chiesa, «un altro miliardo di obolo di Stato a san Pietro». A questa tesi sbrigativa e grossolana va piegata la ...

di Umberto Folena

Otto per mille (13 ottobre 2007)
Chiesa & Ici: la saga delle cantonate

Con un titolo rutilante, "Gli alberghi dei santi alla crociata dell'Ici", e il fiato sempre più corto, Repubblica - il giornale di Carlo De Benedetti - dedicava ieri altre due pagine alla novela (inchiesta ...

di Umberto Folena

La lettera (06 ottobre 2007)
Quell’inchiesta di «Repubblica» una caricatura indegna

Caro Direttore, ho appena terminato di leggere il 'supplemento' di inchiesta sull’8 per mille alla Chiesa cattolica italiana pubblicato su Repubblica di mercoledì 3 ottobre a firma di Curzio Maltese e ...

Don Felice Bacco, Canosa di Puglia

Chiesa e tasse (04 ottobre 2007)
Otto per mille i «segreti» e la trasparenza

Disinformazia, parte seconda. Ieri su Repubblica la triade Maltese -Pontesilli-Turco ha rifilato ai suoi lettori 'I soldi del vescovo- 2', una seconda dose di totali menzogne e mezze verità a proposito ...

di Umberto Folena

Intervista al professore Carlo Cardia (04 ottobre 2007)
«Sembrano metodi da piccoli Torquemada»

Repubblica l’ha accusato di aver cambiato casacca e idee sui finanziamenti alla Chiesa e sul comunismo e ha contestato la sua partecipazione alla commissione governativa per l’esame dell’otto per mille. ...

di Paolo Viana

Bilanci trasparenti (29 settembre 2007)
Costi della Chiesa, svarioni e verità

La Chiesa come la politica? Con un notevole sforzo, parecchie omissioni e un pizzico di demagogia, perché no? È l’operazione tentata ieri da Repubblica, ben tre pagine firmate da Curzio Maltese , coadiuvato ...

di Umberto Folena

Lettera al sottosegretario dell'Economia (30 agosto 2007)
Onorevole Cento, un po' di pudore

Mi presento: sono uno di quegli "imprenditori" entrati nel mirino suo, sottosegretario Cento, e di alcuni altri suoi colleghi, comprensibilmente preoccupati di salvare l'Italia dal fallimento economico ...

di don Carlo Velludo*

L'inutile polemica (30 agosto 2007)
Tasse e immobili: la lunga lista dei «privilegiati»

Perché alcuni immobili della Chiesa cattolica sono esenti dal pagamento dell'Ici? E da quando questa agevolazione è riconosciuta? Se chi ha scritto o parlato di «privilegi» concessi alla Chiesa si fosse ...

di Massimo Calvi


lunedì 8 ottobre 2007

L'illuminata posizione della Chiesa.

“Accanimento terapeutico”, “espressione fasulla”.

ROMA, domenica, 7 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento di Carlo Valerio Bellieni, Dirigente del Dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario "Le Scotte" di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita.


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C’è un’espressione nelle lingue latine che difficilmente è traducibile in inglese: “accanimento terapeutico”. Questa difficoltà di traduzione ha una motivazione profonda: si tratta di un’espressione “fasulla”. In realtà è un “ossimoro”, cioè un’espressione che racchiude due concetti opposti e inconciliabili, un po’ come dire “cadavere vivente”, o “ghiaccio bollente”. Perché si usa quest’espressione, nel sud Europa, mentre nei Paesi anglosassoni si usa distinguere più correttamente tra terapia futile e terapia utile? Probabilmente perché alle nostre latitudini c’era bisogno di creare uno stato d’ansia verso le cure di fine-vita, per formare l’idea nell’opinione pubblica che esistano medici che contro il parere degli assistiti si scatenano a far trapianti, interventi e cure dolorose per prolungare indefinitamente la vita.

Non credo che questi medici esistano, in primis perché la vita non la si può prolungare più di tanto. Scrive Giovanni Battista Guizzetti, gerontologo: “È incredibile come ormai tutti siamo convinti che malati e disabili vivano nel terrore dell’accanimento terapeutico, di diventare vittima del delirio di onnipotenza di una classe medica che ha perso il vero significato del suo compito. La mia esperienza di medico, ma anche l’esperienza umana di tutti noi, ci dice ben altro. Ci dice che quello che l’ammalato teme veramente è di essere abbandonato(…). Teme una pratica medica che, superata la fase della guaribilità, non si faccia più carico di lui” (Avvenire, 12 ottobre, 2006).

L’altro motivo per cui tali medici non esistono non è perché i medici siano “buoni”, ma semplicemente e utilitaristicamente perché prolungare la vita non conviene a nessuno. E non intendo qui parlare del paziente. Non conviene agli ospedali, che avrebbero posti letto poco redditizi occupati, aumento del tempo medio di degenza, occupazione del personale spesso scarso. Non conviene neanche al singolo medico, che non si capisce per quale motivo passerebbe giornate intere a fare trattamenti inutili e dolorosi, mentre sicuramente avrebbe altro da fare con altri pazienti più collaborativi e interessanti.

Ma perché nel sud Europa si usa allora questa terminologia? Forse perché creando ansia è più facile far passare l’idea che il suicidio assistito o l’eutanasia siano un diritto, per salvarsi da questi medici “torturatori”. Un accanimento terapeutico (cioè, dicendolo correttamente, un “uso inutile” delle terapie) può esistere, ma molto in teoria: chi andrebbe a fare un trapianto di cuore ad un paziente morente, o inizierebbe una pesante chemioterapia a chi ha pochi giorni di vita?

E qui urgono due precisazioni.

La prima è che mentre per la maggioranza delle persone “accanimento terapeutico” è quello volto proditoriamente a non far morire chi sta morendo, purtroppo per alcuni l’espressione intende invece il continuare le cure in caso di prognosi sfavorevole non per la sopravvivenza, ma soprattutto dal punto di vista neurologico. Questo è inquietante, perché in fondo si sottende che esista una “vita che è peggiore della morte”, cosa che se così fosse come primo effetto porterebbe a un alto tasso di suicidi tra i disabili, cosa che invece non si ha. E’ il caso dei bambini altamente prematuri, che hanno un alto rischio di morte e di disabilità, ma in cui questo rischio è oltretutto solo statistico, non essendo possibile determinare né alla nascita né nelle prime ore di vita una prognosi valida al 100% in quel singolo bambino. Ma anche se il bambino suddetto risultasse con danni cerebrali, questi hanno, lo sappiamo, vari livelli di gravità, ma anche il livello più grave non ha la potenza di rendere la vita “sbagliata” (wrongful life). D’altronde una recente ricerca neozelandese mostra che i neonatologi che sospendono più facilmente le cure ai neonati, sono quelli che più hanno paura per se stessi di ammalarsi o di morire; indipendentemente dal grado di malattia del bambino. Insomma: trasponiamo sui pazienti le nostre ansie, facendo due errori: il primo è credere che tutti la pensino come noi e abbiano le nostre fobie; il secondo è pensare che da malati (senza una gamba, con una paralisi) ragioneremmo come da sani, cioè se da sani pensiamo “se non potessi camminare preferirei morire”, non è certo che lo ripeteremmo se fossimo paralizzati dopo un incidente di auto. Tanti sportivi disabili ce lo dimostrano.

La seconda è che invece esiste, purtroppo, un altro accanimento. È l’accanimento diagnostico. Questo è un vero problema. Inizia, come ha spiegato il presidente del Comitato Nazionale Francese di Bioetica, in epoca prenatale col diffondersi degli screening a tappeto per la ricerca delle minime anomalie, e continua in ogni stadio della vita creando ipermedicalizazzione, talora favorita dalle industrie in un cosiddetto “disease mongering”, cioè il “mercato delle malattie”. C’è alla base spesso una cosiddetta “medicina difensiva”: si tratta del moltiplicarsi di indagini e esami per ripararsi dal rischio di possibili richieste di risarcimenti qualora un minimo (o grave) particolare fosse sfuggito durante un esame di routine.

Insomma: attenzione a non confondere il trattamento inutile (che raramente viene fatto, a meno di non trovare medici negligenti) con il prodigarsi per assicurare ai disabili tutte le cure, al pari degli altri. E attenzione piuttosto a non accanirsi a medicalizzare la vita: noi e i nostri figli valiamo più dei nostri acciacchi, dei nostri disordini e della nostra disabilità.

domenica 7 ottobre 2007

Segreto pontificio.

I crimini sessuali nella Chiesa nascosti da papa Wojtyla e dal cardinale-prefetto Ratzinger.

(Valter Vecellio - da www.radicali.it) Di una cosa si può esser sicuri: “Segreto pontificio. I crimini sessuali nella Chiesa nascosti da papa Wojtyla e dal cardinale-prefetto Ratzinger” (Kaos edizioni, pagg.186, 15 euro) è un libro destinato a essere “silenziato”. Saranno ben poche, si conteranno sulle dita di una mano, le recensioni; e certamente di questo libro non si occuperà alcuna trasmissione di approfondimento politico. Subirà, insomma, più o meno la stessa sorte di una precedente pubblicazione: “I legionari di Cristo” di Jason Berry e Gerald Renner (Fazi editore, pagg.380, 23,50 euro). Il libro di Berry e di Renner parte dall’inquietante serie di abusi sessuali compiuti da preti cattolici negli Stati Uniti, e arriva alla misteriosa Legione di Cristo, l’organizzazione ultraconservatrice fondata nel 1941 dal messicano Marcial Maciel Degollado; una struttura oggi diffusa in una ventina di paesi, una rete capillare di preti e di laici, centinaia di scuole medie, superiori e numerose università sotto “controllo”. Berry e Renner raccontano come varie inchieste, avviate dopo la ventina di accuse per abusi sessuali nei confronti di Maciel siano state insabbiate dal Vaticano; di come Giovanni Paolo II lo abbia pubblicamente elogiato durante una solenne cerimonia, nel 2004; di come Ratzinger, nella sua veste di capo della Congregazione per la Dottrina della Fede abbia eluso ogni richiesta di mettere il prete messicano sotto processo; e di come l’allora segretario di Stato Angelo Sodano lo abbia difeso strenuamente. Scrivono Berry e Renner: “I legionari di Cristo esplora l’insabbiamento vaticano presentando le vite di due preti, Doyle e Maciel: uno dei due chiede giustizia, l’altro è un bastione dell’ingiustizia. Nel registrare gli eventi principali che riguardano questi uomini, mettiamo anche in evidenza le persecuzioni di teologi e pensatori della Chiesa, sotto l’autorità del cardinale Joseph Ratzinger…”.

Torniamo a “Segreto pontificio”. Gli autori si firmano “Discepoli di verità”. Non è il primo libro che hanno sfornato per le edizioni Kaos. Hanno pubblicato “Bugie di sangue in Vaticano”, sulla strage che costò la vita al comandante della Guardia svizzera Alois Estermann, a sua moglie e al vice-caporale Cédric Tornay, trovati cadaveri la sera del 4 maggio del 1998 in Vaticano; “All’ombra del papa infermo”, che racconta il lungo pontificato di Giovanni Paolo II e le lotte di potere all’interno della nomenklatura vaticana, del radicamento dell’Opus Dei, la bancarotta dello Ior-Ambosiano e altre edificanti vicende; sono poi arrivati “Senza misericordia”, biografia non solo non autorizzata ma certamente pochissimo gradita di Ratzinger: da soldato della Wehrmacht nazista al sodalizio con il cardinale filo-hitleriano Michael von Faulhaber,, fino all’approdo alla curia romana e l’elezione a papa. “I triangoli rosa di Benedetto XVI” documenta l’omofobia manifestata ufficialmente e pubblicamente da Ratzinger, sia nella sua veste di cardinale-prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sia da pontefice. Ed eccoci, ora, a “Segreto pontificio”: “i due massimi timonieri della Chiesa di Roma”, scrivono gli anonimi autori del libro, “papa Giovanni Paolo II e il cardinale-prefetto Joseph Ratzinger si comportarono come uomini politici votati all’esercizio del potere temporale. Infatti inizialmente si limitarono a ignorare il problema; poi si prodigarono nel nasconderlo, quindi si impegnarono a minimizzarlo; infine avocarono a sé tutti i poteri di giudizio, invocando il “segreto pontificio”, e giudicarono alcuni peccatori a seconda delle convenienze e delle opportunità, delle amicizie e dei tornaconto”.

L’accusa contenuta nel libro (e sostenuta, argomentata in modo convincente), è durissima: “Nel periodo tra il 2001 e il 2006, la Congregazione per la dottrina della fede ha ricevuto un migliaio di denunce e segnalazioni di abusi sessuali commessi da sacerdoti, i processi avviati dal dicastero ratzingeriano sono stati una decina. E a fronte di centinaia di provvedimenti gravi e gravissimi sentenziati e inflitti dal cardinale-prefetto Ratzinger a carico di sacerdoti colpevoli di ‘deviazioni dottrinarie’, non risulta un solo processo canonico per abusi sessuali su minori concluso con una condanna”. Il libro racconta casi emblematici: quelli dell’arcivescovo di Vienna, Hans hermann Groer, del già citato padre Maciel Degollado, del vescovo argentino Edgardo Gabriel Storni; in appendice le denunce di casi di suore stuprate da preti, a metà degli anni Novanta, nell’indifferenza della gerarchia vaticana, il testo della famosa trasmissione televisiva “Sex Crimes and the Vatican”, della “BBC” e successivamente trasmesso da “Annovero” su RAI2; l’articolo pubblicato sul “Boston Globe” il 31 gennaio 2002 che portava alla luce lo scandalo dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston, denunciando le responsabilità del cardinale Bernard Francis Law; il testo di un’importante risoluzione del Parlamento Europeo del 5 aprile 2001, e le interrogazioni di Maurizio Turco.

Il 29 ottobre di un anno fa, “Repubblica” annotava: “Grandi diocesi sull’orlo della bancarotta; ipoteche bancarie su seminari e cattedrali; risarcimenti milionari e migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti e religiosi; ma, quel che è peggio, milioni e milioni di fedeli sempre più delusi e sconcertati. E’, grosso modo, questa la drammatica fotografia di quelle Chiese cattoliche locali – USA in testa – dove negli ultimi anni sono venuti a galla i più clamorosi casi di pedofilia, con centinaia di esponenti del clero sul banco degli imputati”. “Segreti pontifici” è il racconto di questa “drammatica fotografia”: Wojtyla e Ratzinger hanno caratterizzato il loro operato prima con il silenzio e la minimizzazione; poi hanno centralizzato e cercato di coprire ogni cosa con il segreto. “L’esito di questa politica è stato disastroso: la fase dell’indifferenza e della minimizzazione ha permesso alla piaga degli abusi sessuali di dilagare il tutto il mondo…”. Libri come “Segreto pontificio” dovrebbero diventare occasione per dibattiti, riflessioni, momenti di confronto. Finirà come solitamente accade per questo tipo di libri: letti da chi potrebbe farne a meno, ignorato da chi ne trarrebbe qualche profitto.

"Lupus in pagina".

Polemiche e sorrisi su cifre e "padri" rivalutati.
Ieri ("Repubblica", p. 31: "La Chiesa e la libera stampa") il direttore Ezio Mauro si è stupito per la "reazione senza precedenti": "'Avvenire' e 'Famiglia Cristiana' si sono scagliati contro l'inchiesta giornalistica di 'Repubblica' di Curzio Maltese sui costi della Chiesa cattolica agli italiani".

Intervista a Rosso Malpelo-Gianni Gennari
Lo dava per scontato: tanto quelli non reagiscono mai! Ma allo stupore non segue altro: infatti per lui "l'inchiesta di Maltese non ha bisogno di difesa"!

A leggere le "reazioni" di "Avvenire" e "Famiglia Cristiana" non pare.

Quello scrive e ripete che la Cei tiene "segreti" i bilanci dell'8 per mille? Falso! Sono pubblici sui giornali " anche su "Repubblica"! " e su Internet! Quello protesta che nella ripartizione dell'8 per mille contano solo le scelte espresse? È regola di ogni scelta democratica: altrimenti in Parlamento il 30% dei seggi resterebbe vuoto.

Di più: "Repubblica" scende in attacchi personali in nome di un passato letto a modo proprio! Discorso serio? Possiamo indagare tutti sul passato dei colleghi di "Repubblica"? In realtà contano fatti e numeri. Senza teorie: sicuri che, rispetto a quanto dà, ciò che la Cei riceve è troppo: in tutto un miliardo di euro? Sempre ieri per "Repubblica" (p. 1, 25 e 26) è l'esatto incasso di un solo anno di multe! E per "Panorama" (4/10, copertina) un solo ministro "ci costa 40 miliardi". Bastano a ripianare l'esborso Cei di 40 anni! Da ultimo: ieri, proprio accanto al suo lamento, Mauro pubblica una lettera cordiale di mons. Javier Echevarría, prelato dell'Opus Dei. Che nel caso non c'entra niente. Un sorriso. Di solito lì, in pagina, l'Opus è bistrattatissima.

Ecco la lettera di cui parla Rosso Malpelo:

La lezione di Escrivá

JAVIER ECHEVARRiA

Caro direttore, sono passati cinque anni dalla canonizzazione di San Josemaria, fondatore dell' Opus Dei. Ricordo ancora quel 6 ottobre del 2002 quando Giovanni Paolo II proclamava la santità del fondatore dell' Opus Dei in un' affollatissima Piazza San Pietro, brulicante di persone provenienti da tutto il mondo. In quei giorni il Santo Padre definì San Josemaria il santo dell' ordinario, sintetizzando il nucleo dei suoi insegnamenti: le cose della vita di tutti i giorni sono la strada che conduce in Cielo. San Josemaria diceva: «C' è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire». Una fabbrica, un ufficio, le pareti domestiche, tutto può divenire lo scenario di un dialogo fra Dio e l' uomo, fra il Creatore e la creatura. Fondere la vita di fede con quella ordinaria è una questione di amore che si riflette nelle relazioni interpersonali: quando si nutre un vero amore per Dio, si sente l' esigenza di impregnare con il balsamo della carità i rapporti familiari, sociali, e professionali. Oggi, in un mondo in cui sono crollate le vecchie ideologie e dove sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze negative delle azioni ispirate dalla logica del potere, questo ideale di carità cristiana è di straordinaria attualità. Vivere la carità nella vita di tutti i giorni, dice San Josemaria, richiede «cuore grande, sentire le preoccupazioni di quelli che ci circondano, saper perdonare e comprendere, sacrificarsi in unione a Gesù Cristo per tutte le anime». La carità è l' opzione fondamentale della vita del cristiano, come ha scritto Benedetto XVI nella Deus caritas est. In questo quinto anniversario della canonizzazione di San Josemaria il mio pensiero va ai tanti fedeli e cooperatori della Prelatura dell' Opus Dei i quali, assieme ad amici e colleghi, spendono la propria vita in iniziative sociali e assistenziali di profonda radice cristiana, in molti Paesi dei cinque continenti. Queste iniziative nascono dagli insegnamenti di San Josemaria che sempre incoraggiò i suoi figli a compiere opere di evangelizzazione e di promozione umana in favore dei più poveri, come ebbe a ricordare Giovanni Paolo II nel suo discorso il giorno successivo alla canonizzazione. Eppure, la carità cristiana non si limita ad essere esercitata solo in attività di tipo assistenziale. La carità è qualcosa che deve essere vissuta personalmente, ciascuno nella sua situazione, in famiglia, con i colleghi di lavoro e nelle amicizie. Per il cristiano, la carità è amare gli altri nella vita quotidiana con manifestazioni visibili. San Josemaria affermava che l' evangelizzazione è un compito proprio di persone con il cuore grande e le braccia spalancate. In questi tempi di conflitti nelle famiglie, nella società e tra le nazioni è urgente sottolineare che mettere in pratica la carità significa, in gran misura, offrire e accettare il perdono. Il perdono e la comprensione sono la base per costruire la pace: per mantenere unita la famiglia, per favorire la coesione sociale, per illuminare le relazioni internazionali. Il Concilio Vaticano II ha indicato nel divorzio fra la fede e la vita quotidiana uno dei più grandi mali del mondo moderno (cfr. Gaudium et spes, 43). Cinque anni dopo la canonizzazione di San Josemaria, il santo dell' ordinario, supplico Dio affinché, con la sua intercessione, aiuti in modo speciale noi cristiani a unire nella nostra anima l' amore di Dio all' amore verso tutti gli uomini, per costruire un mondo migliore. L' autore è prelato dell' Opus Dei.

L’80% dei preti è gay: parola di Vittorio Messori.

Passata in sordina, recupero con colpevole ritardo questa intervista a Vittorio Messori che riesce ad essere nello stesso tempo esilarante e sconvolgente.

Le sue affermazioni sono così prive di fondamento, fanatiche e stolte (il solito accostamento tra omosessualità e pedofilia; forse non gli è ben chiara la differenza tra rapporti fra consenzienti e abuso violento) che non necessitano di commento.

Se poi è Vittorio “himself” che afferma che l’80% dei preti è gay, ebbene, accettiamo con giubilo questa sua constatazione che va persino al di là delle mie piu’ nefande previsioni. Riporto i punti salienti.

Link alla versione integrale. La Stampa 11.8.07

1-Nudi alla meta

La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme>

2-L’omosessualità è disordine. La pedofilia? Parliamone…

su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?>

3-Queer invasion from outer space

4-Esibendo la propria santità

nella storia della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la santità. Sono legato al segreto richiesto dai Postulatori, ma potrei fare nomi celebri. Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato proclamato Beato nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico. Non mi scandalizzo, penso ai drammi umani che ci sono dietro. San Giovanni Calabria era un benefattore dell’umanità, ma è stato sottoposto a sette elettroshock: da psicopatico grave, da manicomio>

5-Omosessualità e fede sono incompatibili: lo sostengo da sempre!

Si resta casti solo se si ha fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non organizzativo, ma di fede. E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico perché l’80% sono casi gay>

Le scelte dei cristiani in politica non contraddicano la fede, chiede il Cardinal Martino.

BUENOS AIRES, domenica, 7 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La diversità di opzioni dei cristiani in politica è legittima, ma le scelte non devono contraddire la fede, ha affermato il Cardinale Renato R. Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Il porporato lo ha spiegato aprendo venerdì pomeriggio a Salta (Argentina) le Giornate di evangelizzazione della cultura, promosse dalla locale Università Cattolica e dalla Pontificia Università Cattolica Argentina.

Le Giornate vogliono essere “uno spazio di incontro, riflessione e proposta che arricchisca l’identità e la missione degli evangelizzatori”, ha osservato.

“La Chiesa sa che non le compete di far valere politicamente la sua dottrina, giacché il suo scopo è servire alla formazione delle coscienze in politica e contribuire a che cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e la disponibilità ad agire in conformità ad esse, anche a costo di interessi personali”, ha dichiarato il presidente del dicastero vaticano.

Trattando il tema “L’impegno dei fedeli cristiani laici nella società civile e nella politica”, il Cardinale Martino ha sottolineato la “necessità della dimensione etica della vita sociale e politica, non come dimensione facoltativa, ma costitutiva, da cui dipende non solo la qualità della vita delle persone, delle famiglie, delle istituzioni e dello Stato, ma più radicalmente la loro stessa sopravvivenza”.

“Disattendere la dimensione etica – ha precisato il Cardinale secondo quanto spiega la “Radio Vaticana” – conduce inevitabilmente alla disumanizzazione della vita e delle istituzioni, trasformando la vita sociale e politica in una giungla dove impera la legge del più forte”.

“Il Magistero sociale della Chiesa – ha aggiunto – non intende dettare leggi ai poteri pubblici, né dichiararsi a favore di una parte o dell’altra, ma piuttosto salvare la persona dell’uomo e rinnovare la società umana”.

Secondo il presidente di Giustizia e Pace, “il cristiano, motivato dalla carità e dalla giustizia, non può accettare passivamente l’esistenza e il funzionamento delle cosiddette strutture di peccato, come – ad esempio – lo sfruttamento organizzato dei minori e della prostituzione, il commercio di armi e il perdurare di guerre e conflitti civili, le operazioni di pulizia etnica, le legislazioni che favoriscono la discriminazione razziale, la corruzione politica, il narcotraffico e altre siffatte terribili realtà”. Al riguardo, spetta al cristiano una franca denuncia e una inequivocabile opposizione.

Il porporato ha affrontato un’altra questione attuale sostenendo che “la fede cristiana mai potrà tradursi in un’unica collocazione politica; pretendere che un partito o un’opzione politica coincidano con le esperienze della fede e della vita cristiana sarebbe un pericoloso equivoco”.

“Una diversità di opzioni sarà sempre legittima, purché si tratti di partiti o scelte che non contraddicano la fede o i valori cristiani”, ha dichiarato.

Nella corso della mattinata, il Cardinal Martino aveva ricevuto una laurea honoris causa dall’Università Cattolica di Salta e aveva presieduto nella cappella dell’Ateneo la concelebrazione di apertura delle Giornate di evangelizzazione della cultura.

giovedì 4 ottobre 2007

Da lunedì 8 ottobre saremo online.

Dossier Chiesa Cattolica: una serie articoli per documentare i fatti ed i misfatti della Chiesa e deuoi componenti, dai più importanti al più piccolo curato. Tutto quello che la rete pubblica e che è difficile trovare.

Per segnalazioni: notiziegay@gmail.com

Grazie a tutti.
La redazione di Notizie gay.